Inflazione cinese: 0,8% al più alto dal febbraio 2023, mentre i prezzi alla produzione restano in calo
Negli ultimi mesi l’economia cinese ha mostrato segnali ambivalenti: se da un lato il consumo interno continua a spingersi verso la normalità, dall’altro i costi di produzione sembrano ancora in fase di ricalibrazione. L’ultimo dato ufficiale, pubblicato dall’Office of National Statistics, indica che l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito al 0,8 % in percentuale annua, raggiungendo il livello più alto dal febbraio 2023. Tuttavia, l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) rimane negativo, con un calo del 1,9 % a dicembre. Questo scenario duplice offre spunti interessanti per analizzare le dinamiche economiche della Grande Marea, la risposta della banca centrale e le implicazioni per i mercati globali.
1. L’incremento del CPI: un ritorno alla crescita dei prezzi al consumo
Il CPI, che misura la variazione dei prezzi pagati dai consumatori, è stato in grado di raggiungere il 0,8 % su base annua. Questo è il più alto tasso di inflazione registrato dal febbraio 2023, quando l’indice era al 0,6 %. L’incremento è stato guidato soprattutto dal settore alimentare, con una crescita dei prezzi dei prodotti freschi e delle bevande, e dall’energia, che ha visto un rialzo dei costi del carburante e del gas naturale. Il settore dei trasporti ha anch’esso contribuito, grazie all’aumento delle tariffe di viaggio e all’incremento dei costi di manutenzione dei veicoli.
Nonostante la moderazione, il valore di 0,8 % è ancora al di sotto del target di 2 % fissato dalla People’s Bank of China (PBC) come obiettivo di inflazione a lungo termine. Tuttavia, la banca centrale ha dichiarato che il tasso “rimane sotto controllo” e che la politica monetaria resterà “flessibile” per supportare la ripresa economica post-pandemia. La decisione di mantenere i tassi di interesse relativamente bassi riflette la volontà di stimolare gli investimenti e il consumo, soprattutto in un contesto di crescita economica ancora fragile.
2. Il PPI negativo: la logica della riduzione dei costi di produzione
Il PPI, che indica la variazione dei prezzi pagati dalle imprese per i beni di produzione, ha registrato un calo del 1,9 % a dicembre. Questo dato rappresenta un’ulteriore indicazione di pressione deflazionistica sul settore industriale. Le cause principali di questo declino sono molteplici:
- Riduzione della domanda globale: la diminuzione della domanda di materie prime nei mercati esteri ha spinto i prezzi verso il basso.
- Persistente surplus di capacità produttiva: molte industrie, soprattutto quelle del settore manifatturiero, hanno affrontato un eccesso di capacità che ha ridotto la pressione sui prezzi.
- Effetti della pandemia: la gestione delle catene di approvvigionamento rimane un fattore critico, con i costi di trasporto e di logistica che continuano a influenzare i prezzi di produzione.
- Politiche di sostenibilità: l’incremento della produzione di energia rinnovabile ha ridotto la dipendenza dai combustibili fossili, portando a una diminuzione dei costi energetici per le imprese.
Il calo del PPI è stato accompagnato da un trend di riduzione dei costi di materie prime, come il ferro e l’acciaio, che sono stati influenzati da variazioni nella domanda internazionale e da politiche tariffarie in vigore. La flessibilità della PBC nei confronti delle politiche monetarie, come la riduzione dei tassi di interesse e l’uso di strumenti di liquidità, mira a mitigare gli effetti di questa deflazione di produzione.
3. Confronto con gli anni precedenti: una ripresa lenta ma costante
Per comprendere appieno l’attuale situazione, è utile confrontarla con i dati degli anni precedenti. Nel 2021, l’inflazione cinese era in gran parte soppiantata da una recessione dovuta alla pandemia, con un CPI che oscillava intorno allo 0,2 %. Il 2022 ha visto un rallentamento della crescita, con un CPI che si è stabilizzato intorno allo 0,5 % a causa delle restrizioni di supply chain e dei costi energetici elevati. Nel 2023, l’inflazione ha raggiunto il 0,6 % a febbraio, prima di scendere a 0,4 % a maggio, prima di poi salire nuovamente al 0,8 % in dicembre.
Questa evoluzione sottolinea la volatilità del mercato cinese, influenzata da fattori esterni come la guerra commerciale con gli Stati Uniti, le tensioni geopolitiche e la gestione delle pandemie. Nonostante ciò, la Cina continua a mantenere una crescita del PIL superiore al 5 % annuo, la quale è un indicatore chiave della resilienza economica del paese.
4. Implicazioni per la politica monetaria e per i mercati globali
Il dualismo tra un CPI in crescita e un PPI in calo pone la PBC di fronte a una situazione di equilibrio delicato. Per evitare un’eccessiva deflazione industriale, la banca centrale può decidere di:
- Continuare a mantenere i tassi di interesse bassi per incentivare gli investimenti in capitale e in infrastrutture.
- Implementare programmi di acquisto di titoli di stato per aumentare la liquidità nel mercato e sostenere i tassi di interesse a lungo termine.
- Fornire facilitazioni di credito alle PMI per garantire che le piccole e medie imprese possano accedere a finanziamenti a tassi agevolati.
Dal punto di vista dei mercati globali, l’inflazione cinese può influenzare i prezzi delle materie prime, in particolare il ferro, l’acciaio e il petrolio. L’aumento dei prezzi al consumo può spingere le aziende straniere a cercare nuovi canali di approvvigionamento, mentre la deflazione di produzione può ridurre la domanda globale di componenti cinesi, influenzando le catene di fornitura internazionali. Inoltre, la stabilità dei prezzi in Cina è un indicatore cruciale per gli investitori che monitorano il mercato azionario e obbligazionario mondiale.
5. Prospettive future: come si sta evolvendo l’inflazione in Cina
Guardando al futuro, la PBC ha espresso l’intenzione di monitorare attentamente le pressioni inflazionistiche. Se il CPI dovesse superare il 2 % in modo persistente, la banca centrale potrebbe reagire con una politica più restrittiva, aumentando i tassi di interesse e riducendo la quantità di liquidità in circolazione. D’altra parte, se il PPI dovesse continuare a scendere, la PBC potrebbe intervenire con misure di stimolo per sostenere la produzione industriale e prevenire un calo troppo rapido della domanda interna.
Per gli investitori e i manager delle imprese, la chiave sarà quella di monitorare le variazioni di prezzo dei beni di consumo e dei costi di produzione, adattando le strategie di pricing e di gestione dei costi di conseguenza. Inoltre, sarà fondamentale valutare l’impatto delle politiche commerciali e delle dinamiche geopolitiche, che possono alterare rapidamente i flussi di importazione ed esportazione.
Conclusioni
In sintesi, l’inflazione cinese sta vivendo un momento di transizione. Anche se il CPI ha raggiunto il 0,8 % in dicembre, un valore che segna il livello più alto dal febbraio 2023, i prezzi alla produzione continuano a registrare cali significativi. Questa dualità evidenzia la complessità della situazione economica, dove la crescita del consumo interno si confronta con la pressione deflazionistica sul settore industriale. La politica monetaria rimane un fattore chiave per mantenere l’equilibrio tra stimolo alla crescita e controllo dei costi, mentre i mercati globali dovranno adattarsi a questi cambiamenti. Solo osservando attentamente i prossimi dati e le decisioni della PBC si potrà valutare l’andamento futuro dell’inflazione e le sue implicazioni per l’economia cinese e oltre.